




Bronzo pieno, una lavorazione a cera persa antica e raffinata, la levigatura delle superfici e infine la doratura a 18 kt sono le caratteristiche di questo anello che racconta di amore e forza, tutte sopite nel piccolo intaglio. Un'allegoria che ha l'intensità dell'amore: la sua consistenza e la sua forza si riflettono nelle curve, nei volumi, nella corposità del gioiello.
Cupido svolazza in alto — alato, leggero, capriccioso. Ercole è sotto di lui, inginocchiato — il corpo possente, la testa bassa, la potenza trattenuta. Sul modello LUXOR vive questa scena antica — il semidio più forte della mitologia che si china davanti all'amore, rappresentato dal più piccolo degli dei.
Il bianco è marmo antico — le figure emergono dalla pietra con tutta la nitidezza di un fregio portato alla luce, Ercole e Cupido chiarissimi, ogni tensione leggibile. Il nero accentua il contrasto — le ombre si insinuano tra i muscoli di Ercole, Cupido si staglia sopra di lui, irraggiungibile e luminoso, e il peso della forza e la leggerezza del volo emergono nello stesso istante. Il perla è dove l'energia tra i due si fa luce, scorre sui volumi come su un raso, cangiante, con sfumature diverse a ogni angolazione. Il gioco diventa scambio, la resistenza diventa cerimonia. Il rosso accende tutto — la tensione sale, i corpi si caricano, e quell'incontro rivela la sua verità: la forza trova la sua direzione, e diventa buona.
L'intaglio è articolato e preciso — i muscoli di Ercole, la postura raccolta, le ali di Cupido aperte verso il cielo. I volumi si sviluppano con generosità e le due figure hanno ognuna il proprio spazio, la propria leggibilità. La luce scorre sul rilievo a ogni gesto della mano e svela profondità sempre nuove.
Il gioco è sottile. Ercole ha scelto di chinarsi davanti a Cupido — quella è la vera impresa, e vale tutte le altre.
Note importanti
I colori dei gioielli possono sembrare diversi dagli originali. Questo dipende dalla risoluzione. Ogni oggetto è fatto a mano e ha caratteristiche uniche.
Figlio di Giove e di Alcmena fu il maggiore eroe greco e venerato come simbolo di forza coraggio e umanità. Divenne l’eroe degli atleti e fu considerato l’ideatore dei giochi di Olimpia. Affrontò le famose dodici fatiche. Tornato da Euristeo con le sue prede, Ercole venne inviato ad affrontare un ulteriore mostro, il toro di Creta, che aveva generato il Minotauro assieme alla moglie del re Minosse, Pasifae. Giunto in città, l’eroe si incontrò con Minosse che, ben felice di sbarazzarsi dell’animale, gli concesse di portarlo via e gli offrì perfino il suo aiuto per catturarlo, che egli però rifiutò. Dopo aver preso alle spalle l’animale, Ercole lo afferrò e lo soffocò, senza però ucciderlo, con la sua grande forza, per poi inviarlo a Euristeo. Questi, dal suo rifugio sicuro nella botte dove si era tuffato alla sola vista del toro, propose di sacrificare la bestia a Era, ma la dea rifiutò il sacrificio poiché avrebbe dato gloria riflessa a Ercole. Di conseguenza il toro fu liberato e si stabilì nei pressi di Maratona, dove in seguito sarebbe stato catturato da Teseo e sacrificato ad Apollo. Ercole Farnese, Napoli, Museo Archeologico Nazionale.
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